- Rifugio 2013

Vai ai contenuti

Menu principale:

Il Rifugio
 

Il Rifugio - la storia

 

Per gli appassionati dei tempi andati riportiamo di seguito alcune notizie storiche sul fabbricato divenuto, a seguito della recente ristrutturazione, il Rifugio alpino Rinfreddo. Il nome le deriva dalla Mónte su cui sorge e dal ruscello che le fa da confine ad est. Per molti secoli bovini della vallata hanno trascorso qui, alle falde del Col Quaternà, il periodo dell'alpeggio (dal 24 giugno, giorno di S. Giovanni, alla seconda settimana di settembre). C'era una casèrä che serviva da ricovero per i pastori e da laboratorio per la lavorazione del latte: formaggio, burro e ricotta erano i principali prodotti ottenuti. Per gli animali c'era una màndrä (recinto con tettoia) dove ora c'è il parcheggio.

 

Solo nel 1928 si costruì uno stalón (stalla doppia) per proteggere meglio il bestiame dal freddo e dall'umidità della notte. Alla mattina il bòlcu (capo pastore), aiutato del vèidä grandä e dal vèidä pižlä (pastore ed aiutante pastore), con una fetta di polenta ed un pezzo di formaggio per sè in una tasca della giacca e nell'altra un po' di sale e crusca per gli animali, accompagnava la mandria sulla prandèrä (pascolo designato di giornata).  Il numero degli animali superava le 100 unità e qualche anno si è arrivati fino a 160 capi, tanto da dover riutilizzare in parte la màndrä. Il mìster (casaro) si occupava della lavorazione del latte ed era responsabile del buon andamento dell'alpeggio; il foghèr faceva da mangiare, i servizi e la pulizia, il legnèr preparava la legna e puliva le stalle. L'operazione di mungitura coinvolgeva tutto il personale per tre ore alla mattina (dalle ore 4 alle 7) ed altrettante alla sera, con una media di 20 capi ciascuno. La pègnä (zangola per ottenere il burro) doveva essere mossa a mano da due persone, ininterrottamente e per più di un'ora. Solo dal 1951 venne installato un motore a scoppio per supplire a tale faticosa incombenza. Nel lungo e nevoso inverno 1950/51 ci furono parecchi danni sia alla casèrä che allo stalòn che furono riparati negli anni seguenti (1952-54). Nel 1957 arrivò l'illuminazione: l'energia proveniva da una turbina idraulica, l'acqua non mancava e risultò così superfluo il motore a scoppio che muoveva la pègnä, sostituito da un motore elettrico. Nel 1974 una slavina danneggiò lo stalòn, che venne poi ricostruito due anni più tardi, in luogo diverso, di fronte alla casèrä, dove rimane tutt’oggi.

 

Con l'occasione furono installate anche le mungitrici e la ciudérä (caldiera) del latte venne riscaldata non più dal fuoco della legna, bensì da un generatore di vapore alimentato a gasolio.
Da qualche anno il numero delle mucche è drasticamente diminuito e dal 1993 la lavorazione del latte non viene più fatta in loco. Una parte dello stalòn, risultato ora eccessivamente capiente, è stato quindi riattato a ricovero per i pastori. La vecchia casèrä, avendo terminato la sua destinazione originaria, è stata ristrutturata ed adibita a rifugio alpino. Una testimonianza del fuoco, che per tempi immemorabili ha sfavillato sotto la ciudérä, la troviamo nel "soffitto a volta" della sala da pranzo.
Notizie raccolte dal Gruppo Ricerche Culturali di Comelico Superiore.
Testimonianze di Roberto Sacco Sonador
Documenti della Regola di Dosoledo

Torna ai contenuti | Torna al menu